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Informazioni fondamentali per una più facile comprensione delle informazioni tecniche.

 Catalogo Mohr primavera-estate 2001

Induzione fiorale: cambiamento persistente dello stato fisiologico dei meristemi o delle gemme ascellari, che passano dallo stadio di vegetazione a quello di fioritura. In conseguenza a questo vengono formati primordi fiorali invece di quelli fogliari. Tale cambiamento avviene come conseguenza della maturazione della pianta (età o sviluppo di un certo numero di foglie), o di una variazione della lunghezza del giorno (fotoperiodo) o del regime termico (termoperiodo; vernalizzazione) o di entrambi. Lo stato di induzione a fiore non è visibile e porta allo stadio successivo che è l’iniziazione.

Iniziazione fiorale: trasformazione iniziale, ma visibile dell’apice, in cui vengono prodotti i primordi di organi fiorali invece che di foglie.

Sviluppo fiorale: stadio seguente la trasformazione iniziale dell’apice che dura fino all’apertura del fiore o alla comparsa del polline (antesi).

Fotoperiodo: risposta della pianta alla lunghezza del giorno o meglio del periodo di buio in quanto le piante sono in grado di misurare la durata di quest’ultimo. La pianta reagisce determinando, principalmente, le fioriture o anche altri eventi della sua vita.

Trattamento di fotoperiodo: variazione artificiale della lunghezza del giorno per indurre o contrastare la fioritura nelle piante sensibili. La sua durata varia a seconda della specie, varietà e della stagione.

Lunghezza del giorno: numero di ore nelle quali la luce agisce sulle piante, comprese le parti fotoperiodicamente attive del crepuscolo all’alba e al tramonto.

Fotoperiodo critico: lunghezza limite del giorno (soglia) che determina il passaggio dallo stato vegetativo a quello generativo; tipica di ogni specie o varietà sensibile al fotoperiodo, chiamata anche lunghezza critica.

Fotoperiodo induttivo: durata del giorno che determina l’induzione fiorale.

Tempo di reazione: periodo di tempo, normalmente indicato in settimane, che intercorre tra l’inizio del trattamento di fotoperiodo e I’antesi (fioritura).

Pianta a giorno corto: va in fioritura quando la lunghezza del giorno diventa più corta del fotoperiodo critico. In caso contrario rimane in fase vegetativa; p.e. Crisantemo, Poinsettia, Kalanchoe.

Pianta a giorno lungo: va in fioritura quando la lunghezza del giorno è più lunga del fotoperiodo critico; in caso contrario rimane in fase vegetativa: p.e. Begonia tuberosa, Fuchsia.

Pianta a giorno neutro, insensibile a fotoperiodismo: la fioritura è determinata da altre cause o dalla dimensione delle vegetazione; p.e. Pomodoro, Geranio zonale.

Pianta a giorno corto-lungo: la fioritura avviene quando una sequenza di giorni corti è seguita da una di giorni lunghi (sempre in riferimento al fotoperiodo critico); p.es: Pelargonium grandiflorum, Campanula medium. La sequenza di giorno corto può essere sostituita da un periodo di freddo.

Pianta a giorno lungo-corto: la fioritura avviene dopo una sequenza di giorni lunghi e corti (caso contrario al precedente); p.e. Briophyllum.

Giorno corto o lungo qualitativo (obbligatorio): quando l’esigenza del controllo del fotoperiodo è assoluta: la pianta a giorno corto fiorisce solo quando è esposta ad un fotoperiodo più corto di quello critico.

Giorno corto o lungo quantitativo (facoltativo): la fioritura avviene indipendentemente dal fotoperiodo ma, la variazione della lunghezza del giorno, porta ad una accelerazione o ad un ritardo della iniziazione; p.e. la Fuchsia è a giorno lungo qualitativo, fiorisce prima se sottoposto a giorno lungo.

Giorno corto e giorno lungo: variazione artificiale della lunghezza del giorno; mediante (l'oscuramente o l’illuminazione, in modo da rendere la durata più corta o più lunga di quella del fotoperiodo critico. È importante notare che la definizione di giorno corto o lungo, non include una indicazione quantitativa assoluta della durata del periodo di luce, ma solo che essa è più corta o più lunga di quella del fotoperiodo critico; p.e. il Cristantemo ha un fotoperiodo critico di 14,5 ore mentre la Begonia tuberosa di 14 ore, però il primo è pianta a giorno corto e la seconda a giorno lungo nonostante abbiano simili fotoperiodi critici. È il senso della variazione della lunghezza del giorno rispetto a quella critica che scatena la fioritura delle piante fotoperiodiche.

Allungamento del giorno: prolungamento oltre la lunghezza critica, della durata del giorno per ottenere un fotoperiodo lungo; avviene mediante l’impiego della luce artificiale al tramonto.

Interruzione della notte: prolungamento oltre la lunghezza critica, della durata naturale del giorno mediante accorciamento del periodo di buio. Si ottiene interrompendo la notte con un certo numero di ore di luce artificiale in modo che le due restanti parti di buio siano sufficientemente corte (più corte della durata del buio che corrisponde al fotoperiodo critico). Viene usata per fare fiorire le piante a giorno lungo e far vegetare quelle a giorno corto. La durata dell’illuminazione notturna dipende dalla stagione e dal tipo di programma ?????.

Accorciamento del giorno: la durata del periodo di luce viene resa più breve di quella del fotoperiodo critico oscurando le piante con teli neri che vengono distesi da prima del tramonto a dopo l’alba, in modo da ottenere il necessario numero di ore di buio. Viene usato per far fiorire le piante a giorno corto e far vegetare quelle a giorno lungo.

Illuminazione fotoperiodica: uso della luce artificiale per ot­tenere un fotoperiodo lungo. l’intensità luminosa necessaria per la reazione fotoperiodica è bassa (50-200 lux) mentre è importante la durata in quanto determina la lunghezza del periodo di luce. Per l’allungamento del giorno o l’interruzione della notte si impiegano fonti luminose ricche di radiazioni rosse come la lampada ad incandescenza oppure a fluorescenza tipo TL oppure a scarica di gas tipo SL. Si utilizzano, a seconda del tipo di lampada, da 3 a 15 W/mq.

Illuminazione fotoperiodica continua: le piante vengono illuminate con luce artificiale per tutto il tempo necessario ad ottenere la voluta lunghezza del giorno sia come prolungamento che come interruzione della notte. Nel caso di estese superfici da illuminare con lampade accese contemporaneamente si hanno elevate richieste di potenza con conseguenti notevoli costi per i consumi di energia e per gli impianti da applicare; per questo si preferisce l’illuminazione ciclica. La durata dipende dalla stagione e dal tipo di pianta.

Illuminazione fotoperiodica ciclica: il periodo di prolunga­mento del giorno o di interruzione della notte viene suddiviso in periodi più corti (cicli) della durata oscillante da 1 a 60 minuti primi. Una parte del ciclo prevede le luci accese e il rimanente spento. La durata totale del ciclo dipende dal tipo di lampada mentre la lunghezza del periodo di luce di ogni ciclo, dipende dall’intensità luminosa ottenuta a livello delle piante; tutto questo viene determinato in funzione della specie, della stagione e degli impianti disponibili. Con un periodo ciclico di 30 minuti, di cui il 20% è illuminato (6 minuti) è possibile illuminare una superficie di 5 volte superiore a quella ottenibile con l’illuminazione continua avendo medesimi consumi. In generale l’illuminazione ciclica viene prolungata per 5-6 ore per notte ed è indipendente dalla stagione per molte piante.

Illuminazione supplementare: impiego di fonti luminose di elevata potenza per ottenere a livello delle piante una forte intensità luminosa (2000-4000 lux) in modo da stimolare la fotosintesi in periodi di scarso irraggiamento naturale. La risposta ottenuta è il risultato del prodotto tra intensità e durata dell’illuminazione, per cui sono entrambi importanti. Si possono utilizzare lampade al sodio ad alta pressione, installando 40-50 W/mq. l’illuminazione supplementare viene impiegata anche nei casi di illuminazione fotoperiodica; nelle piante a giorno corto, per migliorare l’irraggiamento naturale diurno, e nelle piante a giorno lungo come integrazione della luce naturale (sia in intensità, sia per tempo) sempre rispettando le necessarie specifiche durate della lunghezza del giorno.

Substrato di coltivazione (torfkultursubstrate) TKS1 e TKS2: substrato a base di torba, ammendato con carbonato di calcio e fertilizzante complesso integrato con microelementi in modo da assicurare una nutrizione completa alla pianta talora contiene dei bagnanti per facilitare l’umidificazione. I due tipi differiscono per la qualità di concime aggiunto per m3: il TKS1 contiene 1,5 kg ed il TKS2 3kg; il pH è intorno a 5/6. II contenuto in elementi nutritivi espressi in mg/I di substrato è il seguente:

  

 

TKS1

TKS2

Azoto (N)

180

360

Anidride fosforica (P2O5)

180 

360

 

Potassio (K20)

250

 500

 

Ossido di Calcio (C2O) 

1350

1350

 

 

II TKS favorisce una crescita rapida e lussureggiante.

Terra universale - Einheitserde: miscela di torbe, argilla priva di calcio, ammendante calcareo e fertilizzante complesso. l’aggiunta di argilla ha la funzione di rendere la miscela più stabile, di facilitare notevolmente la gestione idrica e nutrizionale e di renderla adatta ad un’ampia gamma di coltivazione. La loro composizione varia a seconda dei produttori. Questi talora includono altri componenti per migliorare le caratteristiche fisiche della miscela. Sono disponibili sul mercato 3 tipi terra universale che differiscono per livello di concimazione.

Terra universale base o da taleaggio (TU. tipo O) oppure tipo VMI: pH da 4 a 6,5 a seconda della quantità di ammendante calcareo, senza concimazione odebolmente concimate; adatta alla semina ed al taleaggio o come base per la preparazione di substrati aziendali.

Terra universale da trapianto (TU. tipo P): pH da 5 a 6,4 con una concimazione pari a 1,5 gr/I; adatta alla produzione di giovani piante e alla maggior parte delle colture.

Terra universale da invasature (TU. tipo T): come la precedente ma con un livello di concimazione pari a 2-3 gr/I; adatto a piante esigenti di nutrizione e adulte. Alcuni tipi di terra universale contengono concimi a lenta cessione che assicurano una nutrizione prolungata alla pianta.

Concime complesso solubile: fertilizzante contenente i prin­cipali microelementi: Azoto, Fosforo, Potassio ed eventualmente Magnesio e microelementi. II contenuto dei singoli elmenti viene espresso come percentuale in peso o TITOLO: pe. un 18-11-15 contiene un 18% di Azoto (N), 11% di Anidride Fosforica (P2O5) e 15% di Potassio (K2O). E importante che i concimi per la floricoltura siano prodotti con materiali di base di buona qualità in modo da essere completamente solubili e privi di sodio e cloruri. Inoltre si deve fare attenzione alla forma sotto cui l’Azoto è contenuto: nitrica, ammoniacale, ureica.

Rapporto nutrizionale: rapporto fra i principali elementi nutritivi contenuti in un concime complesso: p.e,. un fertilizzante 20:5:10 contiene come TITOLI il 20% di N, il 5% di P2O5 ed il 10% di K2O, il rapporto nutrizionale è di 4:1:2.

Fitoregolatori: sostanze chimiche artificiali che applicate anche a bassissima dose interferiscono con i meccanismi di regolazione della pianta inducendone modificazioni, temporanee o permanenti, della crescita o sviluppo. A questa categoria appartengono gli stimolanti della radicazione, dell’allungamento, della fioritura, della ramificazione, della fruttificazione, i cimatori ed i nanizzanti.

Trattamento a freddo del seme di perenni.

Molte specie di perenni sono originarie da zone montagnose dove, i semi delle piante selvatiche, vengono disseminati su terreni ghiacciati e coperti durante l’inverno da una coltre di neve. Le tecniche colturali si devono adeguare quindi a queste condizioni climatiche.

Per le semine in dicembre, mantenere le cassette dei seminati per 2-3 giorni a 10-15 per gonfiare i semi, in seguito metterle in ambiente freddo e proteggendo i semi dai topolini. Sarebbe meglio coprire le cassette con la neve finché non diventi ghiaccio. La germinazione è stimolata a temperature tra 0 e 6 C; appena sopra il punto di congelamento.

La definizione di “Trattamento del seme al gelo” è sbagliata. infatti appena dopo l’apparizione delle piantine si devono esporre alla luce e la coltivazione deve, procedere alle normali condizioni, ma non con troppo caldo. In seguito si trapiantano all’aperto in piena terra o in vasi.

L’escursione delle temperature, adatte alla germinazione, variano ovviamente da una specie all’altra, ma si differenziano tra loro in uno spettro relativamente ristretto. Purtroppo in questo campo sono stati effettuate solo limitate ricerche atte a verificare quale sia l’escursione e la durata ideale delle temperature alle quali deve essere esposto il seme. Ciò nonostante è raccomandato l’uso di un frigorifero e mantenere la temperatura tra lo 0 e 6 C.

 

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